12 / 12
2013

Ad ogni oggetto la propria civiltà

di Andrea Scotti


Andre Kertesz- The Fork

Infilzare del cibo con una forchetta e metterlo in bocca, un gesto ovvio come respirare ma che rappresenta l’essenza evolutiva dell’umanità. Un milione e mezzo di anni fa un ominide mezzo uomo e mezzo scimmia per potersi nutrire e difendere meglio affilò una pietra e inventò la tecnica. Per migliaia e migliaia di anni l’uomo ha utilizzato le mani per nutrirsi e in seguito si avvalse di utensili come cucchiai ciotole e coltelli. Fa sorridere pensare che nel ’500 nessuno si sarebbe immaginato di apparecchiare posate per i propri ospiti. Era usanza che ciascuno provvedesse al proprio coltello, custodito gelosamente e decorato secondo gusto e possibilità economiche. La più radicale modifica negli usi e costumi occidentali è avvenuta di recente con l’introduzione della forchetta. Attorno all’anno mille apparve per la prima volta in Italia alla corte di una principessa bizantina e poi si diffuse in Francia e in Inghilterra nel 1600. Dapprima in uso solo nelle tavole principesche estendendosi poi alla borghesia e nel 19° secolo si generalizzò in tutte le classi sociali.
In Asia sono quattromila anni che per mangiare vengono utilizzate le bacchette. Ricordo con piacere, in un rinomato ristorante giapponese di Vancouver, un tavolo ovale straordinariamente apparecchiato dove tutto era corretto e equilibrato e ogni alimento era accuratamente tagliato, così da permettere di utilizzare per mangiare unicamente due “pezzi di legno”.
Interessante è notare come un piccolo gesto, un piccolo oggetto permetta una più profonda comprensione di un’intera civiltà. E forse quella occidentale sarà sempre contraddistinta dal desiderio di creare un modo migliore, soddisfacendo un bisogno forse “superfluo”.

La purezza della vita è l’arte più alta e vera (Mahatma Gandhi)