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2013

Da Pathopolis alla Ville Radieuse, viaggio possibile?

di Mattia Tami


Immagine: Le Corbusier, La Ville Radieuse 1933

Da pochi giorni, con un “coup de théâtre”, il Consiglio di Stato Ticinese ha messo in consultazione il Piano Cantonale delle aggregazioni, lo stesso presenta una mappa di come potrebbe diventare il nostro Cantone già a partire dal 2020. Dopo lo shock provocato da un disegno così rivoluzionario, a mente fredda ho colto l’occasione per ragionare in maniera critica ma anche propositiva sull’argomento. In qualità di architetto e di membro di una commissione del piano regolatore comunale, ho scelto di tralasciare gli aspetti politici ed economici, concentrandomi sulla pianificazione territoriale, immaginando i benefici che potrebbe trarre da tale manovra.

Alla ricerca di risposte sono partito da alcune considerazioni del compianto architetto Tita Carloni, esperto in materia, il quale credeva fermamente in un’architettura al servizio del uomo e rispettosa del territorio.
In Pathopolis, letteralmente città malata (una raccolta di scritti edita da Casagrande, 2011), Carloni esprimeva la sua preoccupazione per la cronica mancanza di una pianificazione strategica in armonia con l’ambiente. Testimonianze del genere non possono non accrescere la cultura della tutela del territorio, anche se occorre stigmatizzare esagerazioni e demonizzazioni del “nuovo” purché progettato con consapevolezza.

In quest’ottica i benefici della riduzione dei comuni sarebbero evidenti. La necessaria professionalizzazione delle politiche comunali e indirettamente delle commissioni, diminuirebbe gli attori principali attorno al tavolo, aumentandone al contempo la competenza. A beneficiarne una pianificazione globale, finalmente snellita da interessi economici e di “orticello” che troppo spesso hanno condizionato la politica pianificatoria degli ultimi decenni in molti comuni.

Eppure il vento soffia ancora… (Pierangelo Bertoli, Eppure Soffia 1976)