11 / 03
2014

Il pallone sgonfiato

di Mattia Tami


Foto: flickr.com Gianluigi Calcaterra

La mediocrità è una condizione della quale certo non si può andare fieri. Guardando al resto della Svizzera calcistica, il Ticino tuttavia naviga in queste acque da ormai troppo tempo. Gli estemporanei tentativi di rilancio da parte di imprenditori, provenienti soprattutto dalla vicina penisola vanno sempre più spesso a naufragare miseramente, lasciando dietro di se situazioni economiche disastrose.

Trovare finanziatori locali con il serio intento di fare del bene alle 4 società faro del cantone è divenuta un’impresa titanica, il prodotto calcio non è attrattivo e stadi vuoti e vetusti allontanano sponsor e pubblico che tendono così a prediligere l’hockey. Il Calcio, lo sport più celebre e forse più bello del mondo alle nostre latitudini non è più in grado di infiammare i cuori. L’unione delle forze appare a medio lungo termine l’unica via d’uscita da questa impasse. Non credo tuttavia che dare semplicemente un colpo di spugna a società centenarie che in passato hanno raggiunto anche risultati ragguardevoli sia la strada giusta. Malgrado la voglia di grande calcio stia iniziando a contagiare il ticinese, si dovrà probabilmente attendere ancora prima di vedere la tanto millantata squadra cantonale.

Chi sarà chiamato a questo arduo compito, dovrà prima riuscire nella difficile impresa di riunire attorno ad un tavolo finanziatori, imprese locali e personaggi carismatici che hanno fatto la storia sportiva e politica del nostro cantone. Un progetto serio, ben sostenuto finanziariamente che preveda in tempi brevi l’edificazione di uno stadio privato, potrebbe trovare sufficienti consensi per vedere la luce, rappresentando lo sbocco naturale per i talenti formati dal Team Ticino. Credo che questo progetto non precluderebbe la preservazione delle 4 società storiche, seppur confinate giocoforza ad un ruolo più marginale.

Non si può mai pianificare il futuro pensando al passato. (Edmund Burke)