29 / 07
2013

Il pardo degli altri

di Mattia Tami


Foto: studiovacchini.ch

Un evento di portata internazionale, per una regione ricca di campanili. Il festival del film di Locarno, è considerato il più piccolo tra i grandi ed il più grande tra i piccoli festival dedicati al cinema. Il suo direttore artistico, Carlo Chatrian, lo definisce nel suo Blog: “Festival di frontiera”, poiché capace di dare voce a registi, produzioni ed interpreti troppo spesso sottovalutati. Negli anni il festival è stato capace di ricavarsi un’importante nicchia di pubblico, interessata a un approccio più artistico e meno commerciale della settima arte. Un festival d’avanguardia che dedica retrospettive al cinema d’autore.
Questa immagine spiccatamente internazionale e innovativa, non sempre riesce a trovare un trait d’union con la terra che ospita l’evento, il Canton Ticino, popolato da poco più di trecentomila abitanti e conosciuto, oltre che per la bellezza paesaggistica proprio per l’abbondanza dei suoi campanili. Il festival, che rappresenta un vanto per la confederazione, sempre attenta a inviare un consigliere federale in propria rappresentanza, viene vissuto con maggiore freddezza all’interno dei confini cantonali. Le regioni del cantone non riescono a identificarsi nello spirito della manifestazione. Se si può muovere una critica al festival, è forse quella di non aver saputo o potuto avvicinarsi alla popolazione ticinese coinvolgendola maggiormente. L’immagine che se ne ricava è quella di un evento elitario ancora troppo distante dal ticinese medio. Questa distanza rappresenta al tempo stesso una sconfitta del presente ed una sfida per il futuro, per un festival che dovremmo imparare ad apprezzare maggiormente.

Nemo propheta in patria (sua) Dal Vangelo, Luca 4,24
“Nessuno è profeta nella propria patria” Dal Vangelo, Luca 4,24