17 / 06
2013

La città che non dorme mai

di Andrea Scotti


Foto: Luca Eberhard

La si può vedere come una città superficiale e poco affascinante, simbolo del consumismo e della globalizzazione, ma è innegabile quanto New York faccia parte dell’immaginario collettivo.
Dalla cima del Top of the Rock nel Rockefeller Center, è estremamente chiaro quanto la città sia frutto di una struttura ortogonale, dove allo stesso istante si percepiscono sensazioni contrapposte di “ordine e caos”. Osservando dall’esterno l’isola di Manhattan e grazie alla delimitazione geografica dell’acqua si legge lo skyline come un elemento unito e compatto. A livello della strada a differenza di come ci si potrebbe aspettare, non si è confrontati con una senso di chiusura perché in fondo alle avenues si scorge sempre il cielo.
Più in piccolo in “viuzze” come MacDougal Street, si esprimono genti e modi di vivere diversi che si esprimono in modo spontaneo attraverso oggetti e decorazioni che personalizzano ogni angolo della città. Si ha l’impressione che e a NYC, con le sue mille contraddizioni, si siano creati i presupposti per uno dei massimi modelli di civilizzazione. A Central Park forse, ci si può soffermare a riflettere che l’essere umano è anche in grado di creare paesaggi straordinari.

Truly a work of Art is one that tells us,
that nature cannot make what man can make. Louis kahn

Un opera d’arte ci rivela,
che la natura non può fare ciò che l’uomo può fare. Louis kahn