04 / 02
2014

La Tazza dell'umanità

di Andrea Scotti

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piantagioni di Tè, Munnar, India

Una delle cose che accomuna le popolazioni dell’oriente è rappresentata dalla presenza di tradizioni e usanze legate a una delle bevande più antiche al mondo, il tè. In Turchia ad esempio grazie una sorta di caffettiera a due piani, si può regolare l’intensità del tè che viene dosato in piccoli bicchieri vetrati. In India è usanza accogliere i propri ospiti offrendo loro una tazza di chai. Nei prossimi articoli meriterà un approfondimento maggiore, ma è il Giappone che più di tutti ha sviluppato una grande sensibilità nei confronti del tèismo (culto del tè). Sono molteplici i contributi che i maestri del tè Giapponesi hanno dato all’architettura, all’arredamento d’interni e all’arte.
Questi sono piccoli esempi di quanto le pratiche del tè siano esperienze sociali e artistiche di molti popoli, che rimandano a un unica foglia che cresce su un unica pianta (Camelia Sinensis).

Sono ben chiari i miei ricordi legati al tè. A letto con la febbre, mia madre dalla porta come una sorta di salvatrice e tra le mani un vassoio con appoggiati cucchiaino, barattolo di miele di castagno e una tazza di tiglio bollente.
Sarà molto personale ma ogni volta che scaldo dell’acqua fino a ebollizione ed eseguo un infuso, percepisco un’inconscia sensazione di elevata purezza e raffinatezza.

Elevandosi al di sopra di bisogni naturali primitivi, egli si fece umano. Quando intuì l’uso che si poteva fare dell’inutile, l’uomo fece il suo ingresso nell’arte. (Kazuo Okakura)