11 / 06
2014

Sfogo 1

di Andrea Scotti

Domani prenderà inizio la coppa del mondo in Brasile, terra dove il calcio e la nazionale rappresentano orgoglio e identificazione di un popolo intero più di una qualsiasi altra fede.
A malincuore però ci si avvicina sempre a più a questi grandi eventi sobbarcati da notizie di violenze e contestazioni. Purtroppo i ricordi che riguardano la storia recente di grandi eventi non narrano più di storie epiche e grandi gesta come in passato: Maradona e “ la mano de dios” in Messico 86, il rigore sbagliato di Roberto Baggio nella Finale in USA 94, il mondiale di Zidane e Ronaldo di Francia 98 e lo stesso Zidane protagonista della celebre testata a Materazzi quattro anni dopo. Oggi si parla maggiormente di tutte le polemiche che si creano attorno all’evento stesso come già sta avvenendo per i mondiali 2022 in Qatar. In merito all’ultimo mondiale in Sudafrica ad esempio, eccetto per la delusione della nazionale Svizzera, si ricordano unicamente le assordanti Vuvuzela , che in seguito sono pure state vietate.
Sembrerebbe che uno dei motivi principali per la scelta del luogo da disputare i mondiali sia quello di garantire lo scandalo e si sfrutta il tempo che intercorre tra un mondiale e l’altro per fare cronaca di eventi che niente hanno a che vedere con lo sport. Viene da pensare che molti governi sopratutto quelli poveri usino come garante le varie istituzioni calcistiche per poi effettuare investimenti da capogiro lasciando alla Fifa tutti gli introiti legati a sponsor e turismo di massa.
La mia non vuole essere una polemica contro la mondo contemporaneo e voglio sforzarmi di immaginare che il calcio sia ancora il simbolo di uno sport accessibile a tutti e non unicamente un prodotto di consumo. Sarà una visione nostalgica ma per assurdo in Brasile, si stanno demolendo le stesse favelas che hanno dato alla storia del calcio due tra i più grandi di tutti i tempi, Ronaldo e Maradona. Ma è impossibile togliere l’essenza di quello che rappresenta la nazionale di calcio a un Brasiliano.

Una volta lo sport era diverso e noi non eravamo solo gli ingranaggi di una macchina di immensi interessi economici, politici, industriali, di immagini
Diego Armando Maradona